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  • Susanna Gristina

"Esprimo la mia sensibilità, la mia ricerca e il mio pensiero creando immagini da quando sono n


“L'Insopportabile Contraddizione” di Noel Gazzano. Ph. Federica Antonelli

Antropologa, fotografa, attrice, pittrice, artista e performer: chi è veramente Noel Gazzano?

Sono una donna che cerca, costantemente.


Vivi a Firenze, ma sei originaria della Liguria. Come e quando il tuo percorso di vita ed artistico ti ha portato a lasciare la tua terra natia ed a legarti a questa città e perché?

In realtà sono in viaggio da quando sono nata. Mio padre lavorava per delle navi da crociera nei Caraibi, mia madre è americana, e quindi sono cresciuta tra navi, città della East Coast e il minuscolo paese ligure dove, effettivamente, sono nata – Poggi in provincia di Imperia. A Firenze mi ha portato un dottorato di ricerca in antropologia. Mi ci ha fatto rimanere la torre meditativa in cui ho costruito il mio studio; ora forse Firenze è un po' troppo torre per me e sto pensando di lasciarla.


Antropologa. Quando la tua vita da studiosa si è intrecciata con la tua anima d'artista?

Sono sempre stata sensibile, curiosa e creativa – i tre presupposti fondamentali per arte e scienza. Sono sempre stata interessata a cosa sia un essere umano – e quindi da sempre sono antropologa. Esprimo la mia sensibilità, la mia ricerca e il mio pensiero creando immagini da quando sono nata – e quindi da sempre sono artista.


Quali sono le tematiche su cui si basa la tua ricerca artistica? Ed esiste una connessione fra queste e la​​ tua formazione antropologica?

“L'Insopportabile Contraddizione” di Noel Gazzano. Ph. Federica Antonelli

Ho un altissimo senso della giustizia, forse in risposta a violenze che ho visto e vissuto sulla mia pelle. Due sono i temi a me più cari: l'ecologia ed i diritti delle donne. Dal 2013 mi occupo di come l'inquinamento dovuto alle illegalità umane causa tumori in Salento. La mia performance “L'Insopportabile Contraddizione” (2016) denuncia la violazione del diritto umano alla vita che accade quotidianamente in Salento a causa di rifiuti tossici interrati e industrie gestite in modo scellerato, e propone la bonifica del territorio come vera prevenzione del cancro. In un certo senso, si può dire che faccio arte per risolvere o perlomeno affrontare i problemi della nostra società. A volte faccio arte “semplicemente” per creare bellezza piena di sensibilità. E non è cosa da poco, visti i tempi che corrono. Per farlo, bisogna rifiutare quotidianamente la violenza che ci circonda e proteggere quel nocciolo di delicata umanità con cui tutti nasciamo. A livello ancora più profondo, posso raccontare che ho dedicato la mia vita a rispondere a due domande fondamentali: cos'è un essere umano? Cosa ci rende così diversi dagli altri animali, pur essendo animali anche noi? Curiosamente, una delle risposte è l'arte. L'arte è una caratteristica tipica della nostra specie, ed emerge da un'altra nostra caratteristica: la psiche individuale che ci permette di sentire e pensare. Arte (intesa sia come pratica che come caratteristica che ci definisce come specie) ed antropologia (intesa sia come ricerca che come definizione dell'essere umano) sono fuse. Pensare, sentire e creare vanno di pari passo – nella definizione di essere umano in quanto tale e nella mia vita individuale di artista-antropologa.


Come nasce l'idea delle performance come forma espressiva artistica principale dei tuoi progetti?

Finché disegno, scrivo o dipingo, la mia arte può anche affrontare temi sociali, ma lo fa sempre “per interposta persona” – l'opera, appunto, esposta in una galleria o visibile online. Se invece vado fisicamente in un luogo e comunico il mio messaggio con il corpo (la performance) ecco che mi prendo la responsabilità di parlare in prima persona. E' vero, mi espongo a rischi perché affronto temi difficili (il cancro causato da industrie mal gestite e rifiuti interrati), ma ottengo anche un forte impatto sociale che non avrei se rimanessi comodamente nel mio studio in cima alla torre. Ed io francamente vorrei cambiare il mondo con la mia arte e la ricerca. Almeno un po'.


Quali sono i punti di riferimento nella tua pratica artistica, se ce ne sono?

Apprezzo molto il lavoro di Marina Abramović e Regina Josè Galindo, il loro coraggio nell'esporsi, nude e vulnerabili, per proporre un pensiero. Sento molto vicino il lavoro “Tierra” (2013) di Galindo: nell'immagine che crea vedo la vulnerabilità potente con cui noi donne da sempre difendiamo l'ambiente – la stessa vulnerabilità con cui ho affrontato mostri industriali e roghi tossici durante la mia performance “L'Insopportabile Contraddizione”. Di Abramović amo “Balkan Baroque”, opera di una bellezza, potenza e crudezza ineguagliabili. Oltre al contenuto di impatto sociale, apprezzo come, per crearla, Marina abbia sfruttato quelle che all'inizio sembravano difficoltà o carenze dello spazio che le avevano dedicato in Biennale.


Noel Gazzano in "La fine di un'Era". Ph. Federica Antonelli

Cosa ha ispirato la tua prima esperienza come performer "La Fine di un'Era" nel 2015?

Mi hanno ispirato eventi terribili: la morte di mio padre, il fatto che lui e suo padre erano violenti, e l'aver ereditato il loro fucile. Ironico, che lo abbia ereditato proprio io. Che farne? Venderlo, buttarlo, seppellirlo mille metri sotto terra? Oppure fare l'azione che, da sempre, so fare meglio: trasformare sassi in fiori. E' nata così “La Fine di un'Era”: con gesto delicatissimo, esprimendo resilienza tipicamente femminile, ho rivestito il fucile all'uncinetto, cancellandolo. Il fucile è a un tempo un simbolo personale ed universale: nel rifiutare la violenza che ho vissuto io, rifiuto ogni forma di violenza. Nel compiere questo gesto specifico propongo una possibilità universale di rifiuto realizzato preservando la propria sensibilità, delicatezza e femminilità. Ho fatto arte per affrontare il mio lutto, separarmi dalla mia storia e rifiutare l'omertà che mi circondava, ma ho trasformato questa esperienza in un'immagine universale che può parlare a chiunque abbia subìto una qualche forma di violenza. E in effetti molte donne mi hanno raccontato di aver affrontato la propria storia in modo nuovo, dopo aver visto il mio lavoro. Ecco come l'arte può cambiare il mondo: se emerge da una verità vissuta ed analizzata onestamente, e se propone un pensiero ed una ricerca che nascono da un sentire profondo.


Noel Gazzano (2015) IoSonoscrittaNoelGazzanoNonSoCosaAccadrà. Mixed media on paper, 30x30cm

​​In generale cosa ispira le tue performance artistiche? ​​

Le mie performance nascono da un mio rifiuto delle disumanità che vedo e sento intorno a me, e dal desiderio di proporre una realtà diversa, affettiva, non-violenta. Viviamo in un'epoca a dir poco difficile. Noi artisti abbiamo spesso un sentire più profondo rispetto ad altre persone. Se ci prendiamo la responsabilità di questo sentire, ne segue necessariamente il rifiuto della disumanità che ci circonda. E se sapremo trasformare quel rifiuto in azione, creeremo arte dall'impatto sociale, contribuendo a cambiare il mondo. A patto di saper rifiutare anche la disumanità che è così pervasiva nel cosiddetto “mondo dell'arte contemporanea”; a patto di non lasciarci ammaliare dalla sua anaffettività, che spesso chiama arte ciò che è vuoto, fatuità o fredda disumanità.


Possiamo dire che le tue sono performance teatrali? Hai dovuto studiare per diventare performer?

La performance è diversa dal teatro perché non è recitazione: è esperienza realmente vissuta sul momento. Quando ho realizzato “La Fine di un'Era” non ho fatto prove per comprendere come si riveste un fucile con l'uncinetto; il fucile non l'avevo mai neppure toccato, poiché volevo mantenere intatto il potenziale emotivo del mio rapporto con quell'oggetto. Ho una lunga esperienza teatrale alle spalle, con tre anni di eccellenza presso il Teatro della Pergola a Firenze, e questa decennale ricerca si ritrova nelle mie performance, come d'altronde vi si ritrovano gli anni passati fotografando e lavorando in camera oscura, l'impegno per la creazione di immagini forti ma bilanciate, sintetiche e potenti. A teatro ho imparato a sentire il mio corpo in modo sottile e pregnante. Ho acquisito grande sensibilità per spazio, gesto e movimento. Ho compreso la potenza significativa di ogni suono e vissuto l'emergere della parola dal corpo stesso. Questa densissima ricerca si riscontra nei miei lavori attuali.


Noel Gazzano (2014) La comprensione di Sé (2014) China su carta, 35x25cm

Sei ideatrice, produttrice e anche protagonista delle tue performance. In questi anni chi ti ha supportato o aiutato nella realizzazione delle tue opere?

"L'Insopportabile Contraddizione” è stata in parte supportata da una campagna di crowdfunding. Per il resto, ho sempre lavorato, soprattutto insegnando all'università, ma anche facendo traduzioni e, ovviamente, vendendo le mie opere. Ho lavorato tanto in modo da poter essere autonoma. E' stato faticoso. Il lavoro creativo e culturale in genere dovrebbe venire riconosciuto nella sua fondamentale importanza per la società, e dovrebbe venire retribuito come qualunque altro lavoro. Non è giusto che si debba lavorare per...lavorare.


Tutte le tue performance artistiche rappresentano un atto di denuncia contro l'inquinamento, contro la violenza delle donne ecc.? Cosa è che oggi davvero scuote le coscienze delle persone?

Il problema oggi non è solo affrontare le varie realtà critiche (inquinamento che causa tumori, violenza verso le donne, ecc.) ma, a monte, la sensazione diffusa di impotenza, disperazione ed apatia per cui molti finiscono per negare la realtà, troppo difficile per loro da affrontare, piuttosto che cercare di cambiarla. Con la mia arte affronto entrambi questi livelli: sia il tema specifico sia, a monte, lo stato emotivo delle persone. Con “L'Insopportabile Contraddizione” ho creato un'immagine che da un lato mostra esplicitamente la realtà spesso negata (l'inquinamento invisibile che causa tumori), dall'altro mi mostra come donna che in tutta la sua vulnerabilità si prende la responsabilità di dire “NO!” a questa realtà violenta – come dire: se una donna cammina per cento chilometri per dire NO all'inquinamento che ci ammazza da Brindisi a Taranto, allora ognuno di noi può trovare il coraggio di fare un piccolo rifiuto nella propria vita e migliorare la realtà.


Credi che l'espressione artistica abbia in qualche modo un'azione trasformativa sulla realtà e sulle persone?

Io faccio arte con questo obiettivo. Credo sia possibile e necessario. Chi si occupa di migliorare questa realtà in cui viviamo? Dobbiamo farlo noi cittadini, attivisti, artisti, esseri umani che sentono e pensano criticamente.


“L'Insopportabile Contraddizione”

Nel 2016 con “L’Insopportabile Contraddizione” hai trasferito la tua arte nella realtà, spingendo una barella​​ che nasconde i germogli dei semi di canapa per 100 km attraverso la Puglia come atto di denuncia. Cosa puoi raccontarci di questa singolare e molto forte esperienza e del suo progetto?


Questo progetto nasce da una mia esigenza di rifiutare la realtà violenta di rifiuti tossici interrati illegalmente e industrie mal gestite in Salento che stanno violando il diritto alla vita della popolazione, facendola ammalare di tumore. Ho spinto una barella da Brindisi a Taranto per rendere visibile durante tutto il percorso (100 km in 4 giorni) “L'Insopportabile Contraddizione” tra la bellezza apparente del Salento e il rischio sanitario nascosto, invisibile e spesso negato, con l'intenzione di stimolare consapevolezza ed azione. Sulla barella ho fatto crescere semi di canapa, una pianta fitodepurante che elimina dal terreno la diossina, che è una delle sostanze più cancerogene presenti in Puglia. All'arrivo, ho piantato i germogli nella masseria di Vincenzo Fornaro come simbolo di speranza e segno concreto di azioni possibili da intraprendere, perché LA PREVENZIONE DEL CANCRO E' LA BONIFICA. Il mio cammino è stato accolto con calore da comitati spontanei di cittadini, mostrando come le persone desiderano sentire la speranza e il coraggio che nascono quando incontriamo tutti insieme la possibilità di immaginare cambiamenti possibili.


Qual è l'obiettivo di Noel Gazzano? Qual è la tua massima aspirazione per il tuo lavoro?

Desidero “semplicemente” essere sempre di più me stessa, esprimermi creativamente in rapporto con il mondo e, facendo questo, portare un contributo per trasformarlo positivamente. Spero di collaborare con sempre più persone sensibili ed attente, come le meravigliose realtà di Farm Cultural Park e Korai - Territorio, Sviluppo e Cultura. Credo che il mondo abbia bisogno di affetto, creatività, bellezza e mille sani “no!” quotidiani a tutto ciò che è disumano e violento nel senso più ampio del termine.


Sappiamo che al momento stai lavorando ad un altro progetto con Farm Cultural Park con la collaborazione della società cooperativa Korai, promotrice del progetto Korai x Kente per la valorizzazione dei tessuti africani e delle eccellenze manifatturiere siciliane, e il Patrocinio del Consolato Onorario del Ghana in Sicilia. Parlaci di Everyone's Dress, come nasce l'idea di questo progetto?

Everyone's Dress di Noel Gazzano

Il progetto nasce da un invito meraviglioso di Andrea Bartoli, fondatore di Farm. Le sue esatte parole non le ricordo; nella mia memoria conservo queste: “Ti occupi di risolvere problemi con l'arte, prova ad affrontare la questione dell'integrazione qui da noi”. La fantasia, stimolata da un tale invito, mi ha fatto immaginare la realizzazione con un gruppo di profughi di un “indumento universale”, qualcosa che possa venire indossato da qualunque persona, di ogni età, sesso, dimensione. Un abito che, con la sua versatilità, esprima la fondamentale​​uguaglianza di tutti gli esseri umani. Non esistono razze umane, esiste un'unica specie di cui facciamo tutti parte, e poi esistono rispettabilissime differenze di aspetto fisico e di pensiero. Ecco come è nato “Everyone's Dress” - l'indumento di tutti. Il tessuto lo stamperemo con la tecnica africana della cera, durante un workshop con sei migranti che potranno decidere quale motivo realizzare: il tessuto sarà la loro tela bianca in cui potranno dire al mondo ciò che vorranno. Con i tessuti stampati allestiremo un'installazione che inaugureremo a Farm sabato 20 maggio. La nostra opera d'arte effimera e collettiva verrà poi smontata e trasformata in sei esemplari di “Everyone's Dress” da maestranze locali che seguiranno il cartamodello realizzato da uno stilista selezionato per l'occasione. La selezione dei partecipanti, la realizzazione del bando, l'identificazione degli stilisti ed altri aspetti organizzativi fondamentali sono stati realizzati con la preziosissima collaborazione di Korai, di tutto lo staff di Farm, Andrea Bartoli in testa, e con il Patrocinio del Consolato Onorario del Ghana in Sicilia. Siamo un team di sognatori che cambiano il mondo con sensibilità, bellezza e poesia. E' meraviglioso trovare esseri umani simili a me...mi infonde speranza.


Noel Gazzano (2014) Io Scavo Cerco Vado a Fondo (2014)

Dopo Everyone's Dress, quali altre sfide o prove attendono Noel Gazzano?

Sto perseguendo la pubblicazione di alcuni libri per bambini che ho scritto nel corso degli ultimi otto anni, e che ora ho finalmente il coraggio di mostrare al mondo. Sto anche cercando di realizzarne le illustrazioni – una grande sfida, che mi richiede di sapermi separare dalla violenza del mondo per creare bellezza dedicata a tutti, e soprattutto ai più piccini. Per carattere so affrontare questioni enormi ma anche farmi piccola e parlare a chi parola non usa ancora.


Se avessi davanti una platea di giovani, cosa vorresti dire loro?

Fidatevi sempre di quello che sentite, e in base a quello dite sì e no in ogni circostanza, dai rapporti interpersonali alle dimensioni più ampie, sociali ed eventualmente politiche nel senso originario del termine.


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