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  • Susanna Gristina

Intervista al notaio Andrea Bartoli fondatore di Farm Cultural Park: una passione che "nasce in

Il notaio Andrea Bartoli con la moglie Florinda Saieva

A Favara con Andrea Bartoli, ideatore e fondatore di Farm Cultural Park, un ambizioso progetto che coniuga arte, creatività, design, comunicazione, turismo culturale e sviluppo territoriale, che ha cambiato le sorti di un piccolo paesino della provincia di Agrigento.


Da dove nasce tanta passione per l'Arte, e come da questo amore si è sviluppata l'idea di creare un parco culturale e artistico contemporaneo in un contesto come quello di Favara?

La passione nasce in casa.

Mio fratello Ercole è un super collezionista ed è stato sicuramente il mio primo Maestro.

Poi, quando con mia moglie Flo abbiamo deciso di restare in Sicilia, ci siamo promessi che avremmo fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità per migliorare il nostro contesto, far crescere Carla e Viola in un luogo stimolante e dare il nostro contributo all'interno della Comunità nella quale abbiamo deciso di vivere.



Scenario Farm Cultural Park

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Ma cos'è essenzialmente Farm? Come si è trasformato Farm in questi anni e cosa è in grado di proporre oggi ai​​ suoi visitatori?

Difficile spiegare Farm, bisogna viverla. Anche visitarla è riduttivo.

Occorre stare qui, conoscere le persone che passano, viverla al 100%. E’ un luogo che cambia la percezione su cosa è possibile e che rimette in discussione la tua vita, i tuoi valori di riferimento, il futuro.

Farm cambia pelle continuamente; è un poco la sua cifra distintiva.

Propone ogni giorno cultura in tutte le sue forme di espressione, educazione per i più piccini, formazione e apprendimento, socialità e umanità per tutti.


Chi è l'interlocutore ideale di FARM? A chi si rivolge?

I Giovani, anche quelli non più anagraficamente ma giovani dentro.

Tutti quelli possibilisti, i positivi, quelli che amano la vita, quelli che continuano a sognare.


Perché la scelta di questo nome? Da cosa trae ispirazione FARM nella sua concezione?

Farm nasce nel 2000 a Butera in campagna. Sin dall'inizio immaginammo che potesse essere non solo uno, due, dieci luoghi fisici ma un modo di essere, di pensare, di interpretare la vita.


Comunità di fondatori

​​Come è riuscito a realizzare tutto questo? Chi c’è dietro ad una grande organizzazione come quella di FARM?

Con tanto amore e tanta passione.

Senza fermarsi un attimo, senza risparmiarsi in niente, senza mai anteporre il denaro come obiettivo e disseminando entusiasmo e fiducia in tante altre persone meravigliose, la piccola grande Comunità di Farm Cultural Park.


Il progetto oggi è ampiamente conosciuto sia in Italia che all'estero. Quali sono i punti di forza che ne hanno determinato il successo in questi anni?

Una visione chiarissima sin dall'inizio.

Progettualità, strategie e azioni fedeli alla visione.

Un pizzico di fortuna, nella vita ci vuole sempre.


C'è stato un particolare avvenimento a Farm che in qualche modo ha segnato o accelerato il suo sviluppo?

Non ancora. Il lavoro costante e incessante di tutti i giorni in quello che noi chiamiamo il primo Polmone Urbano della Sicilia.


Come si inserisce Farm nel panorama artistico siciliano? Farm è un caso isolato o la sua nascita ha in qualche modo risvegliato altre realtà locali?

E’ una storia abbastanza unica per il nostro Paese.

Ci sono delle esperienze gemelle anche se molto diverse; volendone citare una su tutte, sicuramente Ex Fadda a San Vito dei Normanni.

Farm dall'altra sta ispirando numerosi altri casi in Sicilia e in tutto il Sud Italia.

Molto importante è anche l’esperienza di Boom Polmoni Urbani su Mazara, Catania e Caltanissetta.


Le zie di Farm

​​Favara è un piccolo centro in provincia di Agrigento che se fino a ieri era ricordato per eventi legati alla mafia, in​​ ​​particolare per le stragi degli anni ’80 e ’90, oggi grazie a Farm è al sesto posto nella classifica mondiale delle mete turistiche preferite dagli amanti dell’arte contemporanea secondo la nota rivista Purple Travel. Come Farm ha cambiato FAVARA?

​​Cambiando la percezione.

Interna ed esterna. I cittadini di Favara hanno riacquistato l’orgoglio di appartenere a questo territorio, sono fieri di leggere della propria città per cose belle, che arrivino migliaia e migliaia di turisti e che la città abbia vistosamente cambiato volto.


Cosa ne pensano i favaresi di Farm? Come hanno accolto questo cambiamento e la trasformazione del loro territorio?​

Dipende. Chi ha gli strumenti per capirla, la ama.

Un giorno una ragazza ha scritto: “ Ma voi vi ricordate cos'era Favara prima di Farm?”

Quella domanda è un libro.


Crede nel valore e nella forza della cultura come motore del cambiamento e della crescita culturale di un territorio?

Credo che insieme all'educazione siano gli unici dispositivi per salvare l’uomo.


Cosa ne pensa del luogo comune secondo cui "con la cultura non si mangia"?

Non è facile vivere di cultura per chi la produce.

Ma provate a pensare quanto indotto economico sta creando a Favara un progetto come Farm.

Si mangia eccome e in tanti.


Come sono finanziate oggi le iniziative di Farm Cultural Park? E’ cambiato qualcosa rispetto al passato?

Ancora oggi principalmente con le nostre attività personali e l’aiuto e il sostegno di amici e aziende generose.

Sulla sostenibilità di Farm c’è ancora molto da fare.



Sou, la Scuola di Architettura per bambini


Fra tutti i progetti, nati in seno a Farm, a quale è maggiormente legato?

Sicuramente Sou, la Scuola di Architettura per bambini.

Abbiamo iniziato a Settembre 2016 ed è già conosciuta in tutto il mondo.


​​Come Farm ha cambiato o sta cambiando la sua vita e quella della sua famiglia?

Totalmente.

Siamo molto fortunati a fare quello che facciamo ma paghiamo un prezzo molto alto in termini di impegno e libertà.



Everyone's Dress by Noel Gazzano

Quest'anno ricorre il settimo compleanno di Farm. Sappiamo che Farm promuoverà Everyone's Dress un progetto dell'artista e antropologa Noel Gazzano, con la collaborazione di Korai - Territorio, Sviluppo e Cultura promotrice del progetto Korai x Kente per la valorizzazione dei tessuti africani e delle eccellenze manifatturiere siciliane, e con il Patrocinio del Consolato Onorario del Ghana in Sicilia. Di che si tratta?​​

Il dialogo tra popoli diversi è una priorità improcrastinabile.

In Farm abbiamo deciso di prenderci le nostre responsabilità e creare momenti, opportunità e possibilità di conoscenza, scambio e condivisione tra persone di nazionalità e religioni differenti.


Cos'altro bolle in pentola per la celebrazione del settimo anniversario di Farm?

Tanto Giappone.


Cosa immagina nel prossimo futuro per Farm Cultural Park? Qual è la sua più grande aspirazione per questo progetto?

Sogno che Farm e posti come Farm possano costruire un futuro migliore per tutti.

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